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Sport News a Varese

Sport News a Como

  • Il Challenger ai primi passi Ci sono anche Rottoli e Lucini

    Al via con i due lariani gli incontri in terra comasca per la prequalificazione al prossimo Atp di Villa Olmo.

    Sono iniziati gli incontri validi per il tabellone iniziale della quarta tappa del Circuito di prequalificazione al Challenger di Como, torneo internazionale Atp che inizierà il 26 agosto per concludersi il 3 settembre. Quest’anno, come già era avvenuto nel 2016, è stato organizzato un circuito di prequalificazione che si è allargato a ben 4 province della Lombardia, con tappe (sei in totale) che hanno già toccato il territorio di Monza e Brianza (a Giussano), Lecco (al Tc Lecco) e Varese (Gallarate).

    Ora è il momento della provincia di Como che organizzerà le ultime tre tappe che si svolgeranno al Tennis Como (finale domenica 2 luglio), al Circolo Tennis Cantù e al Tennis Center Tavernola.

    I primi quattro della classifica del circuito si sfideranno il 24 e 25 agosto nel Master finale di prequalificazione che assegnerà un posto per il tabellone principale del Challenger, dando dunque l’occasione di confrontarsi con i big del tennis mondiale: un’idea maturata per dare una chance concreta ai giovani del territorio di potersi misurare in competizioni di alto livello come sarà, appunto, il challenger di Villa Olmo.

    La classifica assoluta è ora guidata da Alessandro Coppini (Tc Crema) che ha vinto a Giussano e a Lecco. Non era presente a Gallarate ma sarà in campo a Villa Olmo nella quarta tappa che vede al via 32 giocatori iscritti: tra loro anche le giovani promesse comasche Lorenzo Rottoli e Federico Lucini. 

  • Cremascoli: «Ho altri progetti Escludo un mio ritorno a Cantù»

    Intervista con l’ex proprietaria del club brianzolo, sentitasi “chiamata in causa” riguardo un suo eventuale rientro alla guida del club.

    «Ho ricevuto un sacco di messaggi l’altra mattina, tutti dello stesso tenore e del medesimo contenuto. “Ma davvero rientri?” mi chiedevano. E io a interrogarmi riguardo cosa potesse mai essere accaduto affinché così tanti conoscenti mi ponessero la stessa domanda. Poi ho scoperto che era stato un articolo della Gazzetta dello Sport a far nascere l’equivoco. E mi sono tranquillizzata».

    Il “pezzo” in questione, nella sua parte conclusiva riportava che “giungono segnali non del tutto rassicuranti sulla solidità economica della società (Pallacanestro Cantù, ndr). Nessuno in Brianza si era illuso che arrivasse un magnate russo alla Abramovich che trasformasse la squadra in una corazzata continentale ma quando Anna Cremascoli cedette il club a Gerasimenko era convinta di farlo per salvare la società e darle un futuro. Ora forse solo un suo ritorno con l’aiuto magari di qualche imprenditore locale potrebbe ridare stabilità e certezze alla (ex) Regina d’Europa”.

    Vogliamo approfondire il concetto, ingegner Cremascoli?

    «Non è che ci sia molto da dire poiché si tratta di un’idea o di un auspicio di chi ha firmato quell’articolo. Per questo motivo non mi sono sentita di smentire niente anche perché il giornalista è liberissimo di scrivere ciò che pensa o suppone. Ma non c’è alcun fondamento e siamo lontanissimi da quella che può essere la realtà».

    Realtà che è?

    «Io sono super impegnata in tutti i miei nuovi progetti lavorativi. Sia alla Clinica Columbus (da un paio di anni di proprietà familiare, è responsabile dell’ufficio direzione, ndr) sia in Mittel (da sei mesi fa parte del cda di questa società finanziaria di investimento orientata alle imprese italiane e ai loro imprenditori, ndr). Sono poi mamma di tre bambini ancora piccoli e dunque dove troverei il tempo per occuparmi anche di altro?».

    Non è dunque in agenda un eventuale suo ritorno a Cantù?

    «No

    ».

    Neppure si creassero le condizioni?

    «No».

    L’intervista integrale in esclusiva sulla Provincia di domenica 25 giugno
  • La corsa a ostacoli di Chituru «Ora sono italiano»

    Sport e ius soli. La storia di un atleta nato a Como ma considerato un immigrato con restrizioni.

    Il suo traguardo più importante, almeno fino a questo momento, l’ha ottenuto soltanto qualche settimana fa. Il successo non è però arrivato da quella pista d’atletica a lui cara, bensì dalle carte bollate che, poco dopo il raggiungimento della maggiore età, gli hanno consentito di ottenere la tanto sospirata cittadinanza italiana.

    Diciotto anni tondi tondi d’attesa, con quel nome, Chituru, a ricordargli le lontane origini nigeriane e la consapevolezza di essere italiano da sempre, addirittura fin dalla nascita, nonostante le norme questo non glielo potessero concedere fino all’ingresso nel mondo dei maggiorenni.

    Chituru Ali, del resto, è nato a Como. La sua storia parte dal Valduce, giusto per assicurargli il marchio doc caro a chi vive in convalle. Più comaschi di lui, al di là del colore della pelle (che oggi non dovrebbe più essere l’unica cartina al tornasole), ce ne sono pochi in circolazione, dunque. Per la legge, però, per molti anni non è stato così.

    L’intera storia e l’intervista sulla Provincia di domenica 25 giugno