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Sport News a Varese

Sport News a Como

  • La prima volta dell’ad Popov «Cantù, vorrei vincerle tutte»
    Il manager russo ha seguito in tribuna la partita di Champions League

    Ora ha anche un volto. Roman Popov, manager russo, amministratore unico della Pallacanestro Cantù ha fatto la sua prima apparizione pubblica al PalaBancoDesio, per la prima ufficiale della squadra nei preliminari di Champions League.

    Un manager in scarpe da ginnastica, per semplificare, lontano dallo stereotipo del dirigente incravattato. Vestito sportivo, tifo contenuto, era in prima fila per assistere alla partita.

    E ha anche parlato della squadra e del suo lavoro nella Pallacanestro Cantù: «È un vero onore poter far parte di questa società, la migliore in Italia per calore e passione dei tifosi. Sono davvero rumorosi, nel senso migliore del termine».

    Quanto può essere importante per la società l’ingresso di Cantù in Europa? «Ogni partita per noi è importante, ogni sfida, ogni competizione, che si chiami campionato, Champions League, Coppa Italia. Le vorrei vincere tutte…».

  • La Marathon trail del lago di Como È un richiamo per mezza Europa
    Appuntamento domani a Menaggio con le tre prove della popolare manifestazione.

    L’appuntamento per l’ottava edizione della Marathon trail del lago di Como, è per domani alle 8 in piazza lago a Menaggio, per la partenza del Long distance (119 chilometri, con un dislivello positivo di 7.500 metri) e del Medio (60 km con + 4.000). Sempre dalla stessa location, scatterà un’ora dopo lo Short con “solo” 31 km e un dislivello di 2.200 metri.

    La Marathon è una delle ultra trail più spettacolari al mondo, grazie allo scenario unico offerto dalle montagne e dal lago di Como, sempre “accanto” agli atleti.

    Il percorso del lungo porta da Menaggio (201 m.), a Plesio (595), Breglia (749), Sant’Amate (1.623), Monte Bregagno (2.107), Alpe Livea (1.320), Alpe Nesdale (1.612), Sant’Amate, rifugio Menaggio (1.383), Plesio, Barna (563), Gonte (390), Bene Lario (377), rifugio Venini (1.575),monte Galbiga (1.695), monte di Lenno (1.589), rifugio Boffalora (1.252), Bocchette di Colonno (1.324), la Zerla (1.172), San Fedele (750), Orimento (1.275), Pizzo Croce (1.500), rifugio Giuseppe e Bruno (1.179), pian d’Alpi (950), Argegno (201), Pigra (866), Blessagno (785), Sertore (1.397), Costone (1.441), Bocchette di Colonno, rifugio Boffalora, rifugio Venini, Bocchette di Nava (850), località Croce e arrivo a Menaggio.

  • «Orsenigo era la nostra casa Lì dentro c’è il nostro cuore»
    La notizia che il centro sportivo sia stato messo all’asta è stata un colpo anche per gli ex del Como. Il racconto di ciò che è stato affidato a Fontolan e Galia.

    Non poteva essere altrimenti. La notizia che il centro sportivo di Orsenigo sia stato messo all’asta, ma soprattutto che al Como attuale possa non interessare più, è stato un colpo al cuore per tanti. Perché in fondo, nel cuore di tutti, addetti ai lavori e tifosi del Como, c’era il pensiero che il centro di Orsenigo prima o poi potesse tornare al Como. Che questa non fosse altro che una lontananza provvisoria, una semplice attesa per poter prima o poi riaprire il cancello di casa.

    «La mia vita» commenta Silvano Fontolan, uno dei tanti ex ragazzi del vivaio, che a Orsenigo è diventato non solo giocatore top fino a vincere lo scudetto con il Verona, ma anche poi allenatore. E non importa se si è arrivati ai vertici della carriera, «quella è veramente casa nostra. Che ci è stata portata via per errori difficili da perdonare. Quante volte in questo periodo ci ho pensato, e mi piange il cuore sempre».

    Dai dodici anni fino ai cinquanta inoltrati. Anche Roberto Galia è uno di quelli che, pur passando dalla Juve, pur vestendo la maglia della Nazionale, non ha mai rotto il cordone ombelicale che lo lega a Orsenigo.

    «La mia macchina, la mia moto, lì ci andavano da sole ormai. È un dispiacere enorme, e disturba soprattutto il modo in cui tutto è accaduto. Ne abbiamo viste di tutte al Como, ma questa è forse la cosa che ci ha fatto più male, soprattutto perché non è stato possibile rimediare. E a noi, al Como, è stata portata via la casa, e un gran pezzo di cuore».

    L’articolo integrale sulla Provincia di venerdì 21 settembre